Partita IVA nel regime dei minimi: cos’è e come aprirla [Aggiornato]

Shares

Esattamente due settimane fa ti ho parlato di alcuni importanti e validi motivi per diventare un freelance. Dopo quel post si è alzato un piccolo “polverone” sul fatto che non sia tutto rose e fiori. Ovviamente nessuno ha mai detto il contrario, anzi, più volte ho specificato che nulla ti cade dal cielo, e nessuno ti regala niente, ma le cose vanno conquistate, sudando, lavorando sodo.

È per questo che tra i vari commenti che ho ricevuto per quel post un po’ “facilotto” e “da sognatore“, oggi vorrei aprire una parentesi su ciò che riguarda l’altra faccia della medaglia, e cioè diventare freelance e aprire una partita IVA per essere in regola con il fisco.

Vorrei concentrarmi principalmente sul tema relativo alla partita IVA e regime dei minimi (spero che non me ne vogliano coloro che non rientrano in questa tipologia per via dei criteri che la costituiscono) che aiuta a contenere i costi.

martina-dessìIn realtà lascio la parola a chi ha maggiori competenze nel settore, nonché la mia cara collega Martina Dessì. Sarà lei a spiegarti il tutto in questo guest post, chiarendo alcuni importanti aspetti, attraverso un linguaggio molto semplice, chiaro e schematico.

linkedin-martina-dessìgoogle-plus-martina-dessìtwitter-martina-dessìfacebook-martina-dessì


 

La partita IVA nel regime dei minimi si rivolge in particolar modo ai giovani che intendano intraprendere una piccola attività imprenditoriale, ma sono “spaventati” dai rischi legati alla crisi. Qualcosa però è già cambiata e, la parvenza di paradiso fiscale cui abbiamo avuto accesso grazie a questa misura, ha subito una brusca frenata con l’attuazione del disposto normativo contenuto nel DL 98/2011, con quale si pone un limite alla fruizione degli sgravi legati alla partita IVA in regime dei minimi.

Ciononostante, sono ancora valide le semplificazioni introdotte dal vecchio regime fiscale, per cui risulta ancora piuttosto conveniente ricorrere alla Partita IVA in regime dei minimi. Vediamo, in pratica, quali passi occorre compiere per l’attribuzione del numero di Partita IVA con regime fiscale agevolato.

La richiesta

Il lavoratore autonomo che intenda avvalersi della partita IVA in regime dei minimi dovrà semplicemente esprimere la preferenza in sede di attribuzione del numero di partita IVA. In parole semplici, dovrà barrare la casella presente nel “Quadro B” del modulo apposito (che si chiama AA9/11).

Unico accorgimento: fare bene i conti. È infatti interdetto dal regime dei minimi il lavoratore autonomo o imprenditore che superi, nell’anno precedente la richiesta, la soglia di 30000 euro. Attenzione quindi alla dichiarazione dei redditi presunti.

 

Requisiti d’accesso al regime dei minimi

Diversi i requisiti di accesso alla Partita IVA in regime dei minimi, riferiti all’anno precedente o, in alcuni casi, al triennio precedente. Eccoli elencati:

- non acquistare, prendere in appalto o in locazione beni strumentali per un valore complessivo maggiore ai 15mila euro (i beni correlati all’attività imprenditoriale vanno conteggiati al 100%, al 50% quelli slegati dalla produzione);

- non aver sostenuto costi per lavoratori dipendenti o collaboratori;

- non aver esercitato (in questo caso, nel corso dei tre anni precedenti), attività artistica, professionale e d’impresa, anche se in forma associata o familiare;

- non aver effettuato operazioni riferite a cessioni all’esportazione o scambi esteri;

- avvio di un’attività ex novo, slegata dalla precedente (fatti salvi i tirocini per l’inserimento in albi professionali).

 

Soggetti esclusi dal regime dei minimi

Non è consentito richiedere attribuzione di numero di Partita IVA in regime dei minimi ai lavoratori autonomi che:

- superino la soglia di 30000 euro annui;

- non siano residenti nel territorio nazionale;

- siano collocati nella categorie in Regime Speciale (agricoltura, editoria, turismo…);

- partecipino a Società di Persone, associazioni di artisti o professionisti, SRL a ristretta base proprietaria in regime di trasparenza;

- eseguano cessioni totali o parziali di fabbricati o terreni edificabili o mezzi di trasporto;

- eroghino compensi sotto forma di utili.

 

Decadenza dei requisiti

Non possono avere più accesso al regime dei minimi tutti i lavoratori autonomi o imprenditori che perdano anche soltanto uno dei requisiti sopraelencati.

La perdita dei requisiti avrà effetto a partire dall’anno successivo, a eccezione di coloro che superino i 45000 euro: in quel caso, il passaggio al regime ordinario è immediato.

Il regime dei minimi ha durata massima di 5 anni, con riserva di proroga per i lavoratori autonomi under 35, che potranno usufruire del regime agevolato fino al compimento del 35esimo anno d’età.

 

Vantaggi del regime dei minimi

Seppure con qualche limitazione, la partita IVA in regime dei minimi costituisce comunque un ottimo punto di partenza per coloro che intendano intraprendere un percorso imprenditoriale (chiaramente, in presenza dei requisiti), con accesso ad agevolazioni davvero vantaggiose.

Ecco quali sono i vantaggi di un lavoratore autonomo con partita IVA in regime dei minimi:r

- non dovrà tenere e registrare le scritture contabili dell’IVA e delle imposte indirette;

- non dovrà versare l’IRAP;

- non sarà soggetto agli studi di settore;

- non è tenuto a presentare la dichiarazione annuale IVA;

- non dovrà applicare la ritenuta d’acconto.

 

Obblighi contabili

Non solo vantaggi, ma anche qualche obbligo. I Lavoratori autonomi titolari di questa categoria di partita IVA dovranno:

- emettere e numerare in modo progressivo le fatture d’acquisto;

- certificare i corrispettivi;

- versare l’IVA per tutte le transazioni commerciali, effettuando il versamento entro il 16° giorno del mese successivo all’emissione della fattura.

 

Svantaggi

Oltre alle limitazioni già esposte, la partita IVA in regime dei minimi porta con sé dei potenziali svantaggi di cui occorre tenere conto.

Primo fra tutti, l’indetraibilità dell’IVA per tutti gli acquisti: per questa ragione, l’IVA su tali operazioni rappresenta un costo. Di contro, tutte le fatture di vendita (gli importi fatturati dal lavoratore autonomo) sono esenti IVA e non soggetti alla ritenuta d’acconto.

Ricordare di inserire, in ogni fattura, le seguenti diciture:

- “Operazione senza applicazione dell’IVA ex art. 27 c. 1 e 2, DL n.98/2011 e successive modificazioni”

- “Regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e per i lavoratori autonomi in mobilità ex art.27 c. 1 e 2, DL n.98/2011”

- “Non soggetta a ritenuta d’acconto ai sensi dell’art. 27 del D.L.98 del 06/07/2011. Provvedimento dell’Agenzia delle Entrate N.185820/2011”.

Novità in arrivo per i contribuenti che hanno deciso di aderire al regime dei minimi.

È atteso per il 2015 (anche se i tempi potrebbero allungarsi) il nuovo regime forfettario dedicato alle piccole imprese, che prevedrà una soglia di ricavo massimo differenziata per attività e una variazione d’aliquota dal 5 al 15%.

Questa manovra amplierà il bacino di professionisti che potranno accedere al regime agevolato, con una soglia di ricavi ponderata sull’attività svolta secondo la codificazione Ateco, che avvicinerà inesorabilmente la nuova aliquota a quel 20% che ci ricorda tanto il vecchio regime fiscale, prima che l’allora Ministro Giulio Tremonti vi mettesse mano.

Non solo introdusse l’aliquota al 5%, ma mise insieme una serie di regole ostative che di fatto rendevano meno allettante l’adesione al regime dei minimi.

La nuova misura rinsalderà i vantaggi già in vigore e ne introdurrà degli altri, in modo da ammortizzare il passaggio dal 5 al 15% di prelievo. I tempi d’attesa dipendono dalla rapidità con cui Governo e Parlamento emaneranno il decreto delegato.