L’influencer marketing è serio, chi compra followers NO

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Il 2016 è stato l’anno del boom dell’influencer marketing e di Instagram. L’argomento sugli influencer è stato trattato e ritrattato più volte, oserei dire che è stato quasi “massacrato”, da tutti: da chi di questo mondo ne capisce ben poco, da chi sta dall’altra parte e preferisce attaccare chi si affida a questo tipo di marketing e soprattutto attaccare chi lo fa, da chi non ha voce in capitolo, ma parla per cambiare solo aria alla bocca. E tanti altri compagni della banda.

A quanto pare i riscontri, però, sembrano essere tanti e alcuni davvero molti positivi, non per questo il 2017 si prospetta un anno che sarà da meno rispetto a quello passato. Infatti, secondo un sondaggio, l’84% dei professionisti lancerà almeno una campagna di influencer marketing su Instagram (nei prossimi 12 mesi).

Molti brand, grandi e piccoli, sono pronti ad affacciarsi a questo mondo, fatto di influencer, fatto di Instagram, foto, post, video, parole ecc. Insomma il mondo digital è in gran parte popolato da queste figure. C’è un però, però! 

 

Alcune di queste brillanti figure tentano di affermarsi comprando disperatamente migliaia di followers al giorno, come se non si conoscesse l’esistenza di Socialblade, che sgama in due secondi tutti, verificando l’incremento del numero di followers, che desta spesso sospetti.

 

Ma chi è l’influencer? 

La domanda su chi sia o cosa faccia l’influencer è così tanto ripetuta da conoscerne ormai la risposta. Per chi ancora non avesse chiaro in mente cos’è che fanno questi benedetti influencer, lo descrivo in pochissime e semplici parole:

l’influencer è una persona che gode di una discreta popolarità sui social ed è in grado di influenzare il comportamento d’acquisto dei propri followers. Lo fa in modoautentico, promuovendo e consigliando prodotti, luoghi e/o servizi che ritiene validi.

Anche chi nel suo piccolo riesce a “influenzare” qualcuno è un influencer, ma ha semplicemente un bacino di utenza più piccolo rispetto ai micro-influencer.

 

In fondo siamo tutti influencer, tutti tranne chi compra followers e chi “ruba” alle aziende!

Con questa affermazione vorrei che questo articolo venisse letto soprattutto da quei brand che decidono di affacciarsi a questo mondo e, come è giusto che sia, si attendono dei risultati. Premetto che c’è bisogno della giusta predisposizione per avere dei risultati, non sono obiettivi che si raggiungono dall’oggi al domani, ma come in ogni strategia di marketing c’è bisogno di tempo e professionalità. E questo ovviamente lo do per scontato.

Campagne di questo tipo, sui social, servono soprattutto a comunicare il brand in modo autentico e genuino, scegliendo un mezzo di comunicazione diverso dai media tradizionali, ma utilizzando persone in carne e ossa, che riescono ad arrivare più rapidamente al consumatore finale.

Ciò che mi preme è far sapere a questi brand, al reparto marketing, o chi per loro ne cura la comunicazione, che esistono i fantomatici influencer che comprano commenti, comprano like e, soprattutto, comprano followers, per apparire come quelli “famosi sui social” e seguiti!

Già da un po’ di mesi Instagram ha introdotti gli insights, che permettono di verificare alcuni dati, come il numero totale di visualizzazioni di un post, il numero di utenti unici che l’hanno visualizzato e il numero di interazioni totali (questo visibile a tutti). Intanto richiedendo gli screenshots di questi dati è possibile attingere a informazioni rilevanti (per i brand), che possono scegliere di investire o meno su determinati influencers. Anche se c’è chi con un po’ di fotoritocco riesce a manipolare anche questi dati.

 

Come riconoscere gli influencer insulsi o presunti personaggini?

È molto semplice riuscire a ovviare il problema degli screenshots “photoshoppati”. Grazie a Socialblade è possibile monitorare l’andamento della crescita dei followers di qualsiasi profilo, basta inserire il nickname di Instagram e woilà, il gioco è fatto. Se vedi grandi +1.000 +400 e il giorno dopo in rosso un bel -1.000 -300 non ci vuole sicuramente una palla magica per capire che quei numeri sono stati pompati da qualche app che consente di acquistare pacchetti di followers finti.

Se Socialblade pensi che non basti o magari non riesci a capire, perché c’è anche chi comprando a piccole dosi non è subito sgamabile, o c’è chi compra solo like, anziché followers, così evita di passare nelle grinfie di Socialblade, beh… allora c’è un altro modo fai da te: presta attenzione a quando un fantomatico influencer pubblica un post, se il post raggiunge gli 800-900 like in 30 minuti e ha solo 2-3 commenti, beh… te lo devo dire io? Ovviamente quei like sono tutti acquistati.

Purtroppo c’è chi si affida solo alla pratica dei like, sperando di non essere “sgamato”, o magari perché tanto sa che le aziende guardano solo i numeri, ed è proprio questo il problema! Cari brand non esistono solo i numeri, ma esiste anche la qualità, esistono i numeri veri ed esiste chi fa tutto questo con professionalità! 

Quindi, per concludere, aprite gli occhi prima di affidare il vostro budget per campagne di influencer marketing fatte con fantomatici influencer, perché quelle migliaia di euro che utilizzate avreste potuto sfruttarle molto meglio, anziché buttarle in un burrone fatto di numeri finti e personaggi poco seri! 

 

L’influencer marketing: sempre più!

Con l’arrivo delle stories su Instagram e da qualche giorno in Italia disponibili anche le dirette, sicuramente c’è una leva in più per fare influencer marketing sfruttando anche altri tipi di contenuti come quelli live, appunto, o i video che si autodistruggono in 24h. Utili per poter documentare un evento offline o anche per fare marketing territoriale.

Dal sondaggio che abbiamo visto prima emerge che le digital PR incrementano di circa 5,2 volte l’efficacia di una campagna marketing. Quindi miei cari brand, affidatevi a chi sa fare il proprio lavoro e a chi chiede fee commisurate ai propri numeri veri e non chiacchiere inutili!

Non vi fidate di chi parla degli influencer etichettandoli come fenomeni da baraccone, come gente che non ha né arte né parte, gente insulsa e viziata. NO! Non ci sono solo quelli, c’è anche chi prende questo lavoro molto seriamente. L’influencer marketing è serio, chi compra followers NO!

 

Casi di successo

Tra i casi di successo che hanno raggiunto ottimi risultati da campagne di influencer marketing e che mi sento di citare a primo impatto ci sono sicuramente: Daniel Wellington e Happy Socks.

DW è stato tra i primi brand a sperimentare questo tipo di campagna, inviando il proprio prodotto a influencer piccoli e grandi, scegliendo di retribuire o regalando il sample (quindi l’orologio) in cambio di post in cui compare il prodotto e che il brand sceglie di repostare sulla propria pagina, facendo anche un’azione di content curation (utilizzando i contenuti UGC).

Ovviamente i dati delle vendite non sono pubblici, ma il fatto che siano riusciti ad arrivare in molte gioiellerie e aver fatto uno spot TV più affissioni praticamente in tutta Italia, la dice lunga. L’orologio inoltre appare spesso anche indossato dai personaggi della TV. A oggi (2 Feb 2017) il profilo Instagram conta ben 2.8 milioni di followers.

Tutto questo ha contribuito ad aumentarne la brand awareness rendendo il brand noto ai più e riconoscibile oltre che un oggetto desiderato. Questo può fare l’influencer marketing.

Ecco alcuni post pubblicati da me per aver preso parte alla campagna più di una volta:

Anche Happy Socks è arrivato su Instagram zitto zitto e si è ritagliato una bella fetta d’interesse. I calzini dalle texture e dai disegni più disparati, di tutte le forme possibili e per tutte le stagioni. Inoltre Happy Socks invia ai suoi collaboratori la gift box per ogni stagione.

Il brand è riuscito ad acquisire una forte notorietà di marca e si trova in molti store d’abbigliamento.

Ad oggi il profilo Instagram aziendale conta 277mila followers e anche qui la galleria pullula di foto scattate dai propri influencer di marca.