Come interpretare i dati di Google Analytics

Qualche giorno fa ti ho parlato delle potenzialità intrinseche di Google Plus e come sfruttarlo al meglio! Oggi voglio rimanere in Mountain View e condividere con te tutto ciò che so di Google Analytics.

Probabilmente già saprai che Google Analytics è il sistema di analisi dati del web.

Nello specifico:

“Google Analytics è un servizio di Web analytics gratuito di Google che consente di analizzare delle dettagliate statistiche sui visitatori di un sito web. Il sito si rivolge principalmente al marketing di Internet e ai webmaster. Google Analytics è il servizio di statistiche più usato nel web, attualmente in uso presso circa il 57% dei 10.000 siti web più popolari.” – Wikipedia

Ok, ora che abbiamo una visione più chiara della funzione di Analytics, cerchiamo di tracciare alcuni punti importanti che vanno oltre il semplice andamento e conteggio delle visite.

Dietro Google Analytics c’è un mondo. Non ci addentreremo nei dettagli, perché non è mia competenza, ma cercherò di fornirti alcuni consigli utili per leggere meglio i dati e migliorare la tua analisi, e di conseguenza la tua attività online.

 

Monitorare il traffico 

Innanzitutto per avere accesso ad Analytics bisogna avere un account Google (ma se lavori online dovresti averlo già), registrarsi al servizio e inserire l’apposito codice all’interno delle pagine che desideriamo monitorare.

La prima schermata che ci apparirà sarà quella delle statistiche. In questa pagina sarà possibile visionare il numero di visitatori (unici e di ritorno), i picchi di visite in base a ora, giorno, settimana, mese e decidere l’arco temporale di cui si vogliono conoscere i dati.

grafico-analytics-marko-morciano-

 

Oltre al numero di sessioni è possibile scegliere altre variabili da visualizzare all’interno del grafico (oppure scorrendo in basso alla pagina), selezionandole dal menù a tendina (in alto a sinistra del grafico), tra cui:

punto % nuove sessioni: viene stimata la percentuale di prime visite degli utenti;

punto durata sessione media: rappresenta il tempo medio di un utente per sessione, cioè quanto tempo un utente rimane sul nostro sito;

punto frequenza di rimbalzo: indica la percentuale dei visitatori che è “rimbalzata” via dal sito, cioè ha lasciato il sito dopo aver visitato una sola pagina. Ovviamente una percentuale bassa indica che gli utenti visitano più di una pagina;

punto pagine/sessioni: rappresenta il numero medio di pagine visualizzate durante una visita al nostro sito;

punto utenti: numero di utenti che si sono connessi al sito;

punto visualizzazioni di pagina: indica il numero totale delle pagine che sono state visualizzate.

Inoltre scorrendo in basso alla pagina è possibile leggere (subito) tutti questi dati, più i visitatori unici (che a differenza dei visitatori totali, sono conteggiati una sola volta in 24 ore); i visitatori nuovi e di ritorno. I visitatori di ritorno sono linfa vitale, come spiegavo nel punto 2 di questo vecchio post.

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Sempre in basso troviamo anche:

punto dati demografici: vengono elencati (in ordine di maggiori sessioni) la lingua, lo stato e la città.

punto sistema: qui possiamo capire da che browser i nostri visitatori hanno avuto accesso al nostro sito, il tipo di sistema operativo utilizzato e il fornitore di servizi per la connessione Internet;

punto mobile: in questa sezione troviamo le medesime caratteristiche del sistema (sistema operativo e fornitore di servizi) e in più la risoluzione dello schermo.

Diciamo che questi ultimi dati sono abbastanza superflui, soprattutto la risoluzione dello schermo 😀
Però potrebbero risultare interessanti per chi possiede un blog di tecnologia e ha come target un pubblico altamente geek. E quindi sfruttare questi dati per capire la tipologia di smartphone più diffusa dei visitatori e agire di conseguenza.

 

Frequenza di rimbalzo: come diminuirla

Tornando alla frequenza di rimbalzo: è un dato molto importante da tenere sotto controllo, perché ci indica quanto il nostro sito ha dei contenuti interessanti agli occhi dei lettori/utenti. In questo caso più tale percentuale risulterà bassa, e più vorrà dire che abbiamo scritto contenuti che hanno attirato l’attenzione.

Il più delle volte, però, questo dato presenta una percentuale abbastanza alta. Infatti, è difficile “trattenere” i nostri utenti per un tempo molto lungo, ed è per questo che bisogna migliorare questa criticità, per abbassare la percentuale.

Vediamo dunque alcuni consigli per far “rimbalzare” di meno i nostri utenti:

punto sicuramente utilizzare link, all’interno del post, che rimandino ad altri articoli precedenti aiuta tantissimo ad aumentare la percentuale. Una nota importante: meglio mettere i link alla fine dell’articolo, altrimenti potrebbero distrarre l’utente dalla sua lettura;

punto utilizzare uno dei fantastici plugin elencati qui per poter catturare l’attenzione del visitatore attraverso finestre popup e brevi liste di articoli correlati e popolari (ovviamente sempre all’interno del nostro sito/blog).

punto evitare l’inquinamento visivo del blog, cercare di lasciarlo pulito, usare una grafica flat e minimalista, e ridurre (o eliminare) l’uso di banner pubblicitari (io personalmente li trovo fastidiosi e tendono a danneggiare l’immagine del sito).
Altri consigli su come migliorare il tuo blog li trovi qui.

punto utilizzare un menù ben visibile e chiaro, in modo che il visitatore possa “muoversi” facilmente tra le varie sezioni.

 

Lavorare sulle pagine di uscita

Un’altra importante analisi da fare (e che Google Analytics fornisce) è quella sulle pagine di uscita. Cioè quelle pagine che l’utente visita prima di uscire dal sito. Probabilmente prive di link o altri tipi di contenuti interessanti, portano il lettore a uscire perché non ha trovato altro d’interessante.

Per scoprire quali sono le pagine in uscita con una frequenza più alta andare nella voce Comportamento (a sinistra) > Contenuti del sito > Pagine di uscita. È proprio su queste che dobbiamo lavorare per aumentare la permanenza di ogni utente sul blog.

 

Sorgenti di traffico e keywords

Come descritto in questo articolo, ci sono alcuni plugin che aiutano ad analizzare le condivisioni sui vari social. Questo è un elemento importante per chi fa del web il suo lavoro. Un dato che Analytics mette a disposizione riguarda proprio le sorgenti di traffico.

È possibile risalire ai referral, cioè da quali siti esterni arrivano gli utenti, e proporre anche delle collaborazioni per link building. Anche capire qual è il social più adatto per ogni contenuto è fondamentale. Infatti, se deciderò di condividere un contenuto con tante immagini, probabilmente sarà più astuto utilizzare Pinterest o anche Instagram. Oppure per condividere contenuti testuali utilizzerò maggiormente Facebook, Twitter o Google Plus.

Inoltre possiamo anche monitorare le visite che derivano dai motori di ricerca, e verificare l’ottimizzazione della SEO. Anche se qui sorge un piccolo problema. Spesso in questa sezione riscontriamo un termine (fastidioso), “not provided”.
Ma cosa * significa? Google ha da qualche anno modificato questo parametro, e non dà più i risultati delle keywords di ricerca.

Soluzione:

Personalmente ho trovato una soluzione molto molto utile ed efficace. Nei vari tool di Google, c’è quello relativo ai Webmaster. Esattamente dal menù Traffico di ricerca > Query di ricerca si può accedere a un elenco di chiavi più utilizzate che hanno indirizzato al nostro sito. È utile per fornire una panoramica che Analytics non rende più.

 

Questi sono i dati più interessanti e semplici che permettono di avere un’ampia visione delle statistiche del proprio sito web. Spero di essere stato chiaro e, soprattutto, utile a farti conoscere (se già non le sapevi) le utilità di Google Analytics.

Se hai trovato interessante questo articolo ti chiedo solo di condividerlo, permettendo ad altri di conoscere le basi di Analytics. 🙂
Ovviamente è sempre gradito un commento per avere un riscontro e confrontarci su altri aspetti di questo fantastico tool!

Enjoy and share 😉